Il 10 ottobre si celebra la Giornata mondiale degli hospice e delle cure palliative, promossa dalla Worldwide Hospice Palliative Care Alliance (WHPCA) e celebrata ogni anno il secondo sabato di ottobre. Il tema scelto per il 2026 è “Pain Management: An Essential Part of Palliative Care”, per sottolineare l’importanza di un trattamento del dolore efficace, sicuro e accessibile a tutti.
Il problema riguarda anche la disponibilità dei farmaci analgesici. Tra il 2017 e il 2021, il consumo mondiale di morfina è diminuito da circa 5 a 4,5 mg pro capite. Inoltre, almeno il 75% della popolazione mondiale vive in Paesi in cui l’accesso agli oppioidi per uso medico è assente o eccessivamente limitato. La sfida è garantire un accesso appropriato a questi medicinali, contrastandone sia l’uso improprio sia la carenza per chi ne ha bisogno. (Fonte: European Association for Palliative Care).
Il dolore, tuttavia, non è soltanto fisico: può essere aggravato dalla sofferenza psicologica, sociale ed esistenziale. Per questo, le cure palliative richiedono un approccio globale, che affianchi ai farmaci il sostegno psicologico e sociale, l’accompagnamento spirituale e gli interventi non farmacologici.
In vista della ricorrenza, torna #HatsOn4CPC, la campagna internazionale promossa dall’International Children’s Palliative Care Network (ICPCN), a cui aderisce anche la Federazione Cure Palliative. L’iniziativa invita tutti a indossare un cappello, scattare una foto e condividerla sui social per accendere i riflettori sui bisogni dei bambini che necessitano di cure palliative. Il messaggio è “What hat will you wear to close the gap?”: quale contributo possiamo dare per ridurre le disuguaglianze nell’accesso alle cure?
Secondo l’ICPCN, oltre 21 milioni di bambini nel mondo potrebbero beneficiare di cure palliative - ma meno del 10% riceve l’assistenza necessaria - e almeno 8 milioni necessitano di servizi specialistici. Circa il 96% vive in Paesi a basso e medio reddito. Le cure palliative pediatriche possono iniziare, soprattutto per alcune malattie e condizioni rare, già dalla diagnosi e comprendono il controllo dei sintomi, il sostegno psicologico e sociale e l’accompagnamento delle famiglie.
In Italia, la distribuzione degli hospice e dei servizi di cure palliative è ancora disomogenea. Secondo i dati del Ministero della Salute riferiti al 2023, sono presenti 298 hospice, per un totale di 3.351 posti letto. La legge n. 197/2022 ha fissato per Regioni e Province autonome l’obiettivo di garantire entro il 2028 l’accesso alle cure palliative al 90% delle persone che ne hanno bisogno.
A richiamare l’attenzione sulle criticità della rete è anche il “Tavolo degli Hospice cattolici e di ispirazione cristiana”, promosso dalla CEI nel 2018. Le 27 strutture aderenti mettono a disposizione quasi 400 posti letto, circa il 10% dell’offerta nazionale secondo i dati del Tavolo. Tra le difficoltà da affrontare figurano la carenza di personale formato, la sostenibilità economica dei servizi e la reticenza ad affrontare il tema della morte. Gli hospice – si legge nella nota - sono luoghi di vita e di cura, dove l’assistenza clinica si accompagna alla vicinanza relazionale, al sostegno delle famiglie e all’attenzione per i bisogni spirituali, nel rispetto delle convinzioni di ciascuno.
In questa prospettiva si inserisce il corso residenziale “La dimensione spirituale nel vivere e nel morire”, promosso dalla Fondazione VIDAS e in programma fino al 12 novembre 2026. Rivolto a tutte le professioni sanitarie, il percorso affronta temi come spiritualità, etica, mindfulness, comunicazione, accompagnamento della persona morente e lutto. Gli ultimi incontri si terranno il 15 ottobre, su “La nostra morte”, e il 12 novembre, su “Le nostre risorse”. La partecipazione è gratuita e dà diritto a 20,8 crediti ECM.