Di Elida Sergi, Ufficio Stampa ISS
Centootto donazioni di sangue in circa sedici anni.
È il record di solidarietà di Paolo Galbero, metalmeccanico programmatore di Bonavicina, in provincia di Verona, e donatore legato a Fidas.
Oggi, però, è lui ad aver bisogno di una terapia che si basa su derivati del sangue, ottenuta grazie alla generosità di chi dona il plasma.
Paolo, 57 anni, ha scoperto di recente di avere una rara malattia neurologica, la polineuropatia demielinizzante infiammatoria cronica (Cidp), che può provocare una progressiva riduzione della forza muscolare, formicolii, intorpidimento, perdita di sensibilità e dolore neuropatico, lesioni ai nervi e alla loro funzionalità.
Le immunoglobuline, farmaci ottenuti dal plasma umano, servono a riparare in modo graduale questi effetti. L'esperienza che sta vivendo gli ha fatto comprendere ancora più concretamente, se mai ce ne fosse bisogno, il valore della donazione.
“In questa fase della malattia devo fare infusioni di immunoglobuline ogni mese – racconta Paolo –. Mi ritengo molto fortunato e ringrazio i donatori, in particolare quelli di plasma”.
La sua storia clinica inizia nell'agosto 2025. Per mesi si sottopone a numerosi esami e a visite neurologiche e neurochirurgiche, alla ricerca di una spiegazione per i disturbi che avverte. Nel maggio 2026 le sue condizioni peggiorano. Il cortisone che assume nel suo caso specifico allevia il dolore, ma allo stesso tempo riduce ulteriormente le forze.
Poi arriva una coincidenza difficile da dimenticare.
Una domenica mattina di maggio Paolo viene premiato dalla Fidas di Buonvicino per il suo straordinario numero di donazioni. Il giorno successivo, però, accusa un calo di forze così importante da spingerlo a recarsi al Pronto soccorso dell'ospedale di Borgo Roma, a Verona.
Segue il ricovero nel reparto di Neurologia e, dopo ulteriori accertamenti, la diagnosi della malattia rara.
“Non è la cosa migliore che ci si possa sentire dire – commenta Paolo –. Ma mi ha tranquillizzato sapere che, in casi come il mio, sono stati osservati miglioramenti con le immunoglobuline”.
La terapia è in corso e Paolo guarda avanti con fiducia, nonostante la ripresa lenta e per il momento la difficoltà a riprendere alcune delle sue attività, compreso il lavoro. La determinazione, però, non gli manca. E continua a promuovere la donazione di sangue e plasma, forte anche di ciò che sta vivendo in prima persona.
“Bisogna fare qualcosa in più – conclude – anche perché con il Covid si è registrata una flessione delle donazioni che ancora fatica a essere recuperata del tutto”.