Il riconoscimento della sordocecità come disabilità distinta, l'accesso alla comunicazione e all'informazione e la piena partecipazione alla vita sociale sono al centro della Giornata europea della sordocecità, che si celebra il 22 ottobre. La ricorrenza ricorda la fondazione, nel 2003, dell'Unione europea delle persone sordocieche (EDbU) e richiama l'attenzione sulle barriere che le persone sordocieche incontrano nella vita quotidiana.
In Italia, un importante passo avanti è arrivato con la legge 2 dicembre 2025, n. 182, che ha modificato la legge 107/2010 sul riconoscimento dei diritti delle persone sordocieche. La nuova normativa riconosce la sordocecità come disabilità distinta dalla somma delle minorazioni uditiva e visiva e comprende le compromissioni combinate, totali o parziali, congenite o acquisite, indipendentemente dall'età di insorgenza.
Le persone sordocieche chiedono che il riconoscimento normativo sia accompagnato da interventi concreti per garantire pari opportunità e autonomia. Sono fondamentali l'accessibilità dei servizi e delle informazioni, il supporto alla mobilità, l'accesso all'istruzione e al lavoro e la disponibilità di professionisti qualificati, come le guide-interpreti, oltre a modalità di comunicazione e tecnologie assistive adeguate alle esigenze individuali.
La necessità di rafforzare questi interventi è confermata anche dai dati della Fondazione Lega del Filo d'Oro, che nel giugno 2026 ha comunicato di aver seguito 1.405 persone nel corso del 2025, il numero più alto mai raggiunto nella sua storia.
La Giornata mondiale
Alla data del 22 ottobre si affianca, senza sovrapporsi, quella del 27 giugno, proclamata dall'ONU Giornata internazionale della sordocecità con la risoluzione A/RES/79/294, adottata nel 2025. Il riconoscimento punta a contrastare l'invisibilità delle persone sordocieche nelle statistiche e nelle politiche pubbliche e a promuovere servizi accessibili, interpreti specializzati e pari diritti.