Di Elida Sergi, Ufficio Stampa ISS
“Vuoi davvero lasciare ai tuoi occhi solo i sogni che non fanno svegliare?”.
Lo cantava Fabrizio De André ne La canzone del padre, come simbolo di un risveglio della coscienza.
È una frase che ben si sposa con il tema del libro di Vanessa Casu, Io e Pancake (Rizzoli), in cui gli occhi sono al tempo stesso sogno, evoluzione e trappola.
A Vanessa, da bambina, viene diagnosticata l’artrite reumatoide, una malattia autoimmune che colpisce le articolazioni. La malattia infrange il suo sogno di diventare una ballerina. Vanessa è brava, soprattutto nell’hip hop, ma i medici le dicono che non può più ballare. Si butta allora sulla musica. Poi, a causa delle complicanze infiammatorie della malattia, vengono colpiti anche gli occhi: prima una grave ipovisione, infine la cecità.
Gli occhi degli altri diventano, in questa fase, sempre più una trappola: la vedono come una persona con disabilità, costantemente bisognosa di aiuto, anche per le attività più semplici.
Vanessa rifugge questo atteggiamento e sviluppa una durezza di carattere che, però, è solo apparente. Nonostante le difficoltà legate all’impossibilità di leggere autonomamente, riesce a laurearsi.
Inizialmente, l’idea di avere un cane guida non la attira: ricorrere a un supporto la fa sentire debole. Era successo lo stesso con un bastone bianco, che ostinatamente si rifiutava di utilizzare.
Ma poi arriva Pancake, labrador femmina che la accompagna ovunque, vegliando su di lei con infinita dolcezza.
È qui che cambia anche la prospettiva: Vanessa sente che Pancake la rende più forte, altro che farla apparire come lo stereotipo della persona con disabilità visiva che ha bisogno di aiuto.
Pancake le permette anche di non rinunciare a quei sogni che non fanno svegliare: sogni forse più piccoli, ma comunque importanti, perché contribuiscono a rafforzare l’autostima e a riconquistare spazi di libertà e autonomia. Come quello di imparare Kickboxing.
Vanessa Casu, Io e Pancake, Editore Rizzoli, 2026, euro 17,00