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L’inclusione prende forma a scuola, con un nuovo linguaggio e un libro tattile

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Di Elida Sergi, Ufficio Stampa ISS 

Quando nella classe prima della scuola secondaria di primo grado dell'IC Piazza Filattiera 84 di Roma è arrivato Francesco (nome di fantasia), uno studente ipoacusico e gravemente ipovedente, è stato subito chiaro che non sarebbe bastata la buona volontà.

Per comunicare con lui bisognava imparare un linguaggio nuovo, essere inclusivi nel senso più autentico del termine.

Da questa sfida è nato "Esplorare per comunicare", un laboratorio permanente che ha portato alla realizzazione del libro tattile Le parole possono, dedicato per di più a un tema delicatissimo: il peso delle parole.

Il volume è il risultato concreto di un percorso in cui non è la persona con disabilità a doversi adattare, ma è l'intera comunità scolastica a cambiare il proprio modo di comunicare. 

“In assenza di parole, occorreva trovare strumenti che ci permettessero di comunicare con Francesco in modo efficace fin da subito”, racconta la professoressa Francesca De Amicis, tra le promotrici del progetto. “Abbiamo scelto di lavorare con i ragazzi anche sul linguaggio, senza edulcorare i termini, perché fossero pronti a relazionarsi con lui in maniera naturale e funzionale”.  

Così la LIS (Lingua dei Segni Italiana), la LIST (Lingua dei Segni Italiana Tattile), la CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa), il Braille e i laboratori sensoriali sono entrati a far parte della quotidianità della classe, trasformando l'inclusione in un'esperienza condivisa. 

“Francesco non è un sentimentalone e, all'inizio, sembrava quasi infastidito dai laboratori dedicati al libro tattile che ‘mettevano in crisi’ la sua precisa organizzazione degli spazi a scuola”, ricorda la docente. 

La svolta è arrivata dopo un episodio di cyberbullismo. Più che individuare un colpevole, gli insegnanti hanno deciso di trasformare quanto accaduto in un'occasione educativa, lavorando insieme agli studenti sul valore delle parole e sull'effetto che possono avere su sé stessi e sugli altri. Da questa riflessione, unita ai laboratori sensoriali, è nato Le parole possono, il libro tattile che ha poi partecipato al premio assegnato da Uniamo – Federazione Italiana Malattie Rare in una recente edizione del Rare Disease Award, nella categoria Inclusione e integrazione. 

Da quel momento il percorso si è ampliato.

Gli studenti hanno sviluppato nuovi progetti dedicati alla cittadinanza attiva e alla sensibilizzazione sulle malattie rare, in particolare in occasione della Giornata mondiale delle malattie rare 2025. Francesco ha vissuto un’evoluzione sorprendente, imparando il braille in pochissimo tempo e scoprendo una nuova passione per i libri tattili. 

Il laboratorio permanente continua ancora oggi, anche se il ragazzo ha concluso il suo percorso nella scuola secondaria di primo grado. È stato infatti portato avanti in un'altra classe, dove è presente una studentessa con ipoacusia, a dimostrazione che l'inclusione non nasce per rispondere al bisogno di un singolo alunno, ma può diventare un patrimonio stabile dell'intera comunità scolastica. 

Alla base di questo modello c'è soprattutto il coinvolgimento degli studenti e il lavoro di squadra tra docenti e istituzione scolastica. Insieme alla professoressa Francesca De Amicis, il progetto – nel tempo esteso anche ai temi delle malattie rare – è portato avanti dalle professoresse Valeria Borrelli e Dina Donarelli, con il sostegno del dirigente scolastico Claudio Finelli.  

  • Data di pubblicazione 30 giugno 2026
  • Ultimo aggiornamento 30 giugno 2026