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Settimana nazionale della celiachia: tante le iniziative dal 9 al 17 maggio. Condizione associata ad alcune malattie rare

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La celiachia non è una condizione temporanea, né una moda alimentare. Non è neanche una dieta per dimagrire né un’allergia al grano. È una patologia autoimmune scatenata dalla gliadina, la proteina presente in alcuni cereali, tra cui grano, orzo, segale. Se una persona con celiachia ingerisce glutine, il sistema immunitario inizia ad attaccare i villi intestinali, i quali, danneggiati o atrofizzati, rendono quasi impossibile l'assorbimento dei nutrienti da parte dell'organismo.

Secondo i dati del Ministero della Salute (Relazione annuale al Parlamento 2024), riportati dall’ Associazione Italiana Celiachia (AIC), in Italia le persone con diagnosi di celiachia sono 279.512, di cui 194.274 donne (70%) e 85.238 uomini (30%), con un rapporto maschi : femmine di 1:2. Nel complesso, la celiachia colpisce oltre l’1% della popolazione italiana: si stima che le persone celiache siano più di 600 mila, oltre 300 mila ancora non diagnosticate, circa 280 mila delle quali donne, che convivono, quindi, con la malattia senza saperlo.

Per contrastare i falsi miti e fare corretta informazione, oltre che per sensibilizzare l’opinione pubblica, l’AIC organizza dal 2015 la Settimana Nazionale della Celiachia, che quest'anno si svolge dal 9 al 17 maggio 2026, in vista della Giornata Internazionale che si celebra il 16 Maggio.

Sul sito settimanadellaceliachia.it, in continuo aggiornamento, è possibile reperire le informazioni sulla celiachia e consultare il calendario degli appuntamenti sparsi in tutta la penisola grazie alle 21 sedi territoriali dell’AIC. Tra le varie iniziative, segnaliamo “Tutti a tavola, tutti insieme: le giornate del menù senza glutine”, consistente nella distribuzione di un menù senza glutine per tutti nelle mense delle scuole dell’infanzia e della primaria di numerosi comuni italiani.

Inoltre, l’AIC aderisce a due iniziative: la Shine a Light on Celiac e la Coeliac Day Run 2026: la prima prevede di illuminare di verde, in tutto il mondo, edifici e monumenti, iniziativa a cui l’Italia ha aderito accendendo nel 2025 60 luoghi pubblici; la seconda è una corsa virtuale promossa dall’Associazione delle Società Europee per la Celiachia (AOECS), insieme alle società nazionali per la celiachia che ne fanno parte, dall’11 al 17 maggio, quest’anno a supporto dei celiaci gazawi e ucraini.

 

Celiachia: malattia associata ad alcune patologie genetiche o autoimmuni

La celiachia non è una malattia rara, bensì cronica ma è associata ad alcune malattie rare che ne condividono meccanismi immunitari o predisposizioni genetiche (come gli antigeni HLA). Ad esempio, nella sindrome di Turner la prevalenza della celiachia è tra il 4 e il 6% (con una media di 1 su 22 pazienti, secondo una meta-analisi pubblicata su Frontiers) e nella sindrome di Williams è stato evidenziato (in uno studio uscito su Springer Nature) un probabile rischio più alto di celiachia.

Esiste, inoltre, la celiachia refrattaria: una forma rara, in cui, nonostante la dieta senza glutine, persistono sintomi e segni clinici (atrofia dei villi intestinali) della celiachia accertata. È rara anche la celiachia sieronegativa (2-15% dei casi, secondo Studi citati dall'Associazione Italiana Gastroenterologi ed Endoscopisti Digestivi Hospitali - AIGO). Nonostante gli anticorpi specifici, ovvero anti-translutaminasi IgA (tTG-IgA) e IgA totali, risultino negativi, la malattia provoca l’atrofia dei villi intestinali. La diagnosi avviene quindi in seguito a biopsia duodenale e predisposizione genetica (HLA-DQ2/DQ8). Tuttavia, a differenza della celiachia refrattaria, questa forma risponde al trattamento basato sulla dieta senza glutine.

  

Dal CNR un grano “gluten free”

Attualmente le persone intolleranti al glutine sono obbligate a mangiare alimenti prodotti con farine naturalmente prive di glutine, ma è possibile un grano senza glutine? Sembrerebbe un ossimoro ma la risposta potrebbe essere positiva, stando al prototipo realizzato nell’impianto pilota dei laboratori di Avellino dell’Istituto di scienze dell’alimentazione del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-ISA). Qui è stato prodotto un pane di grano con contenuto di glutine nativo al di sotto dei 20 ppm (parti per milione), valore che consente di classificarlo come “privo di glutine” secondo la normativa internazionale vigente.

Alla base del risultato, descritto sulla rivista Food Frontiers, vi è una tecnologia enzimatica sviluppata in anni di studi presso i suddetti laboratori del Cnr-Isa, brevettata a livello internazionale. Tale tecnologia prevede un trattamento della farina di grano con un enzima, la transglutaminasi microbica, seguito dal recupero differenziale del glutine detossificato. Quest’ultimo, reintegrandolo con amido di frumento, ricostituisce una farina di grano gluten free con proprietà tecnologiche ed organolettiche simili a quelle della classica farina. Un alimento che ha mostrato una superiorità nutrizionale rispetto ai tradizionali alimenti gluten free.

 

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  • Data di pubblicazione 7 maggio 2026
  • Ultimo aggiornamento 7 maggio 2026