Si intitola “Il pulmino giallo” il podcast ideato dal Centro Documentazione Handicap aps di Bologna - attivo dal 1982 su iniziativa di AIAS Bologna - con la collaborazione di Alice Facchini, Dario Paladini (Intreccimedia.it) e Mauro Sarti. Progetto per il quale il Centro di Documentazione Handicap aps ha lanciato una raccolta di crowfunding.
Articolato in tre puntate da circa 25 minuti ciascuna, il podcast ripercorre l’esperienza di Michele Morritti, giovane pugliese con paralisi cerebrale infantile che negli anni Settanta ha frequentato le scuole a Bologna, quando termini oggi superati come “spastico” erano ancora comunemente utilizzati.
La sua storia – tratta dalle pagine del suo diario -, pur nella specificità personale, richiama quella di molti altri ragazzi: il primo giorno di scuola, i compiti in classe, il compagno di banco, le prime cotte e anche le difficoltà scolastiche. Dalle elementari fino al diploma, Michele attraversa in prima persona una fase di profonda trasformazione del sistema educativo italiano, mentre la scuola inizia lentamente ad aprirsi all’inclusione delle persone con disabilità.
Il suo percorso parte da una “scuola speciale”, destinata esclusivamente agli allora definiti “portatori di handicap”, per arrivare alle scuole medie in classi miste, segnate dalla comparsa delle prime figure di insegnanti di sostegno. Una traiettoria individuale che si intreccia con quella di una città, Bologna, all’epoca tra le più avanzate in Italia sul piano dell’innovazione educativa e sociale.
Sono gli anni del gruppo H coordinato dal maestro Aldo Costa, impegnato nello sviluppo di modalità didattiche alternative per gli alunni con disabilità; del lavoro del professor Andrea Canevaro, considerato il padre della pedagogia speciale italiana; del centro Bernardi, che garantiva servizi riabilitativi pubblici e gratuiti; e delle iniziative promosse dal gruppo guidato da don Edelweiss Montanari, capaci di creare occasioni di socialità e partecipazione. Un ecosistema composto da volontariato, terzo settore e cooperative che contribuisce a costruire i primi modelli di inclusione.
La storia si conclude nel 1981, con il conseguimento della maturità da parte di Michele. Un traguardo importante che segna la fine di quelli che lui stesso definisce “i miei anni di piombo”: anni di grande impegno e conquiste, ma anche della consapevolezza che, nonostante i cambiamenti avviati, la scuola non sia riuscita fino in fondo a valorizzarne le potenzialità.