Pubblicata sulla rivista scientifica Cell una ricerca internazionale che apre nuove prospettive terapeutiche per la Sindrome di Leigh, tra le più gravi patologie neurologiche pediatriche, finora priva di trattamenti capaci di modificarne il decorso.
Lo studio, coordinato da Alessandro Prigione dell’Università di Düsseldorf nell’ambito del consorzio europeo CureMILS, ha coinvolto numerosi centri di eccellenza in Europa e negli Stati Uniti. Tra i protagonisti della ricerca anche l’Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano, grazie al lavoro guidato da Dario Brunetti, co-corresponding author dello studio, insieme alle ricercatrici Alessia Di Donfrancesco e Chiara Santanatoglia, e al contributo di Valeria Tiranti, direttrice del Centro Fondazione Mariani per le Malattie Mitocondriali Pediatriche. La ricerca è stata sostenuta anche dall’associazione di pazienti MITOCON.
I ricercatori hanno prima ottenuto cellule staminali pluripotenti indotte (iPSC) da cellule cutanee dei pazienti, per poter ricreare in laboratorio cellule nervose malate. Su queste è stato effettuato, poi, uno screening di oltre 5.600 farmaci già esistenti, “riposizionabili”, individuando come candidati promettenti gli inibitori della fosfodiesterasi di tipo 5, in particolare il Sildenafil, già approvato per altri usi clinici.
Il trattamento ha mostrato la capacità di migliorare il metabolismo energetico cellulare, risultati poi confermati in modelli animali murini e suini. In particolare, il modello sviluppato grazie alla collaborazione con l’azienda biotecnologica Avantea ha evidenziato un miglioramento del fenotipo di malattia e un significativo aumento della sopravvivenza.
Sulla base di questi dati, il farmaco è stato somministrato a un piccolo gruppo di pazienti, mostrando buona tollerabilità e primi segnali di beneficio clinico. L’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) ha già riconosciuto al Sildenafil la designazione di farmaco orfano per la sindrome di Leigh e sono ora in corso studi clinici su una coorte più ampia.
La sindrome di Leigh è una malattia genetica progressiva che compromette la produzione di energia cellulare e colpisce il sistema nervoso centrale sin dalla prima infanzia, causando ritardo dello sviluppo, crisi metaboliche, debolezza muscolare e gravi difficoltà respiratorie, spesso con esito fatale nei primi anni di vita.