Sviluppare linee guida cliniche affidabili per le malattie rare è possibile anche in assenza di studi clinici robusti: un articolo scientifico pubblicato sul Rare Disease and Orphan Drugs Journal, propone un’evoluzione del metodo GRADE (Grading of Recommendations Assessment, Development, and Evaluation), capace di integrare dati reali, consenso strutturato di esperti e contributi dei pazienti, garantendo raccomandazioni trasparenti e clinicamente rilevanti.
Nel contesto delle malattie rare, la scarsità e l’eterogeneità delle evidenze scientifiche rappresentano da sempre uno dei principali ostacoli alla produzione di linee guida per la pratica clinica. Gli studi clinici randomizzati, considerati il gold standard nella gerarchia delle prove, sono spesso assenti o impraticabili, lasciando spazio a dati frammentari provenienti da serie di casi, registri e osservazioni del mondo reale.
L’articolo, basato sull’esperienza dei gruppi di lavoro delle Reti di Riferimento Europee (ERN), su casi di studio, revisione della letteratura e sulle discussioni di un webinar EURORDIS dell’aprile 2024, analizza le sfide metodologiche e propone un adattamento avanzato del framework GRADE, attualmente lo standard per la valutazione delle evidenze.
Questo “GRADE migliorato” amplia le strategie di ricerca e valorizza fonti alternative di conoscenza come i registri di pazienti, le evidenze del mondo reale e il consenso strutturato di esperti attraverso metodologie formali come i processi Delphi e i framework Evidence-to-Decision. Un ruolo centrale è attribuito anche al contributo dei pazienti, rendendo il processo più inclusivo e sensibile al contesto clinico.
Le esperienze maturate all’interno di ERNICA, ERN GENTURIS ed ERN ITHACA dimostrano come l’integrazione sistematica tra dati pubblicati ed esperienza clinica possa colmare le lacune informative senza compromettere la trasparenza e il rigore metodologico. In particolare, l’approccio proposto consente di affrontare quesiti di ricerca non tradizionali, risultati clinici variabili e popolazioni estremamente eterogenee.
Secondo gli autori, questo modello non solo migliora la qualità delle linee guida per le malattie rare in Europa, ma potrebbe ispirare adattamenti analoghi anche nei Paesi a basso e medio reddito, dove i limiti di disponibilità dei dati sono simili. In definitiva, l’adozione di un approccio GRADE adattato e pragmatico rappresenta un passo decisivo per garantire cure più eque, pertinenti e basate sulle migliori evidenze disponibili per i pazienti con malattie rare.