A cura di Luana Penna, Ufficio Stampa ISS
Ancarano, comune del teramano, in Abruzzo, al passaggio della fiamma olimpica delle Olimpiadi di Milano-Cortina che si svolgeranno a breve, ha avuto un tedoforo d’eccezione: Mattia Gatti,17 anni, affetto dalla sindrome da delezione di geni contigui legati al cromosoma X, una condizione genetica complessa e rara caratterizzata da molteplici manifestazioni cliniche.
Mattia ha portato la fiamma olimpica accompagnato dal suo maestro di taekwondo, Michele Maloni, e poi l’ha passata al suo papà, Danilo, che a sua volta aveva portato la torcia olimpica anche nel 2006, ai XX Giochi Olimpici Invernali di Torino.
“È stata un’emozione immensa - racconta la mamma, Claudia -. Essere tedoforo significa portare la fiaccola olimpica, il fuoco sacro, in una staffetta simbolica che unisce le persone e i territori fino alla cerimonia di apertura dei Giochi. Rappresenta valori come unione, speranza, passione e inclusione. Per Mattia, e per noi, è molto più di un gesto simbolico: è il riconoscimento della sua autenticità, della sua forza e del suo diritto a rappresentare lo sport così com’è, con la sua condizione. Come nel caso di Milano-Cortina, è un messaggio che parla a tutta la Nazione”.
I disturbi di Mattia, che è seguito da un'equipe multidisciplinare all’Ospedale Bambino Gesù di Roma, sede di Palidoro, racconta sempre Claudia, si sono manifestati sin da subito con problematiche che la famiglia ha dovuto di volta in volta gestire: deficit uditivi, visivi, motori, cognitivi e legati alla crescita, con la diagnosi di una forma di nanismo.
In famiglia c’era stato già un caso simile a quello del ragazzo.
Lo sport, nel caso specifico il taekwondo, ha avuto un ruolo importante nella vita di Mattia, aiutandolo in un percorso di crescita che lo ha visto sempre più protagonista. Il ragazzo, che è portatore di apparecchi acustici ed occhiali in palestra riesce ad allenarsi senza, sinonimo di un'intesa profonda con il suo maestro e di grande forza di volontà.
“Le arti marziali hanno attivato in mio figlio un percorso di crescita profondo - riflette Claudia - aprendo le porte alla socializzazione e a un’evoluzione personale molto importante. Ha acquisito maggiore sicurezza e consapevolezza di sé”.