Costruire una rete di “sentinelle di comunità”, capaci di riconoscere precocemente i segnali di rischio, offrire un primo supporto e orientare le persone verso i servizi competenti. È l’obiettivo delle attività dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) nell’ambito della Joint Action europea PRISM – Prevention oriented RIghts-based approach to Support Mental health in vulnerable population groups, presentate in occasione della Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio del 10 settembre.
Un ruolo importante in questo percorso è svolto dai servizi di ascolto telefonico, che possono rappresentare un primo punto di contatto per persone in condizioni di vulnerabilità. Ascoltare con attenzione chi chiama, riconoscere eventuali segnali di sofferenza e saper orientare verso le risorse più appropriate sono competenze fondamentali per una prevenzione che possa intervenire anche prima dell’accesso ai servizi specialistici.
In questa prospettiva si inserisce il Telefono Verde Malattie Rare (TVMR) dell’ISS, che, insieme alle altre helpline dell’Istituto, ha contribuito allo studio ViolHelp, dedicato all’identificazione dei possibili segnali di violenza auto - ed eterodiretta nelle chiamate, appunto, alle helpline. L’esperienza maturata attraverso l’ascolto delle persone che si rivolgono al servizio evidenzia il valore delle helpline come luoghi privilegiati per intercettare bisogni, fragilità e situazioni che possono richiedere un orientamento verso ulteriori forme di assistenza.
Bizi: formare chi può intercettare il rischio
È proprio per rafforzare questa capacità di ascolto e riconoscimento precoce che l’ISS sta lavorando, nell’ambito di PRISM, all’adattamento italiano di Bizi, programma di formazione rivolto ai cosiddetti gatekeeper: professionisti e operatori che, per il loro ruolo, possono entrare in contatto con persone vulnerabili e trovarsi nella condizione di intercettare una richiesta di aiuto.
La fase pilota italiana sarà inizialmente rivolta agli operatori dei Telefoni Verdi istituzionali e ai medici di medicina generale. Tra le figure coinvolte nella formazione ci sono anche ricercatrici del Centro Nazionale Malattie Rare, che portano nel percorso le competenze maturate nell’ambito delle attività di ascolto e orientamento del Telefono Verde Malattie Rare. Poi, una volta conclusa la fase pilota, la formazione sarà estesa ad altre figure professionali, per rafforzare una rete di persone capaci di ascoltare e intervenire in modo appropriato, senza sostituirsi ai professionisti della salute mentale. L’obiettivo è sviluppare tre competenze fondamentali: riconoscere precocemente i segnali di rischio, offrire un primo supporto non specialistico e favorire il collegamento con i servizi di assistenza e cura.