Di Luciana Teofili, Direttore Centro Nazionale Sangue, Istituto Superiore di Sanità
Donare sangue e plasma vuol dire salvare delle vite.
Lo sanno bene i 638mila pazienti che l’anno scorso hanno ricevuto oltre 2,7 milioni di trasfusioni. Lo sanno anche le migliaia di persone che ricevono ogni giorno medicinali plasmaderivati come immunoglobuline, albumina e fattori della coagulazione.
Lo scorso 14 giugno si è celebrata la Giornata mondiale del donatore di sangue, una ricorrenza promossa dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) proprio nel giorno della nascita di Karl Landsteiner, lo scienziato austriaco che ha scoperto i gruppi sanguigni ABO ed il fattore RH. La Giornata è prima di tutto un’occasione per dire grazie agli 1,6 milioni di donatori che anche quest’anno hanno garantito un adeguato supporto trasfusionale a chi ne ha avuto bisogno. Il loro impegno e la loro generosità non vengono meno neanche nelle situazioni più difficili, a testimonianza dell’alto valore etico e solidaristico di questo gesto anonimo e non remunerato che fa la differenza nella sua semplicità.
Nel 2025 anche la raccolta di plasma, necessaria alla produzione dei farmaci plasmaderivati, ha raggiunto la cifra record di 920 tonnellate. Questo ci consente di affermare che il presente del sistema trasfusionale è solido.
Ma è sul futuro che si addensa qualche nube. La popolazione dei donatori invecchia e al momento il ricambio generazionale procede a rilento. Sono tante le giovani donatrici che col passare degli anni rinunciano, forse costrette a questa scelta da una divisione iniqua delle responsabilità familiari. E così le donne rappresentano appena un terzo del totale nel nostro Paese, al contrario di Francia, Spagna, Belgio e Portogallo dove la popolazione di donatori si divide equamente se non addirittura a favore delle donne.
Infine, sebbene la raccolta di plasma nel 2025 abbia fatto segnare un record, l’Italia non è ancora autosufficiente.
Questo ci costringe ad acquistare farmaci sul mercato estero esponendoci, in caso di crisi globali, al rischio di carenze.
Il breve quadro tratteggiato ci fa capire perché è ancora importante fare comunicazione sulla donazione di sangue e plasma.
Ed è su questo solco che si muove la campagna “Donare è l’azione più bella”, promossa dal Ministero della Salute, in collaborazione con il Centro Nazionale Sangue dell’Iss e con le principali associazioni di donatori, Avis, Croce Rossa Italiana, Fidas e Fratres.
Con protagonista l’ex campione del mondo e oggi voce della pallavolo in tv, Andrea “Lucky” Lucchetta, la campagna vuole riportare alla ribalta la cultura del dono, in un momento particolarmente dedicato, quello che ci accompagna verso l’estate. Uno dei periodi in cui tradizionalmente si dona di meno, per le alte temperature o la concomitanza delle ferie. Ma se donare è importante sempre (e in estate anche un po’ di più), è con un occhio puntato al futuro che dobbiamo portare avanti le nostre azioni comunicative.
La donazione di sangue e di plasma deve entrare a far parte del patrimonio culturale dei giovani rivolgendosi a loro già quando sono bambini.